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Sacra di San Michele

Luogo di arte, culto e leggende

Via alla Sacra, 14, 10057 -  Sant'Ambrogio (TO)
Sacra di San MicheleSacra di San Michele

Situata nel comune di Sant’Ambrogio, la Sacra di San Michele si erge sulla sommità del monte Pirchiriano (Alpi Cozie), a un’altezza di 962 metri dal livello del mare e domina l’imbocco della Valle di Susa. Dal 1994 è divenuta simbolo della Regione Piemonte. San Michele è il simbolo cristiano contro il male, il principe delle milizie celesti, scaccia il drago (Satana) e gli angeli ribelli. È il simbolo cristiano contro il male per eccellenza. La via Michelita o via Angelica unisce in un’unica traiettoria la Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia, la Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo in Puglia in un unico segno terrestre del colpo di spada inferto da san Michele nella lotta contro il diavolo. La storia della Sacra si intreccia con quella del conte Ugone di Montbessier, vissuto fra il X e l’XI secolo. Questi, reo di un discutibile passato, si reca a Roma per ottenere un’indulgenza e di contro riceve il compito di erigere un’abbazia. I lavori di edificazione del monastero vengono così affidati a cinque monaci benedettini e hanno inizio nel 983. Ben presto il luogo, anche per merito della sua posizione strategica fra Francia e Italia, diventa crocevia di pellegrini di alto livello sociale e centro di cultura internazionale. Uno splendore che ebbe il suo apice intorno al 1300. Dopo seicento anni, dal 1623 al 1629 i benedettini furono gradualmente scalzati dal Conte Verde Amedeo VI di Savoia con un’infelice impresa che portò la Sacra a un abbandono che durò oltre due secoli. Nel 1836 sono sempre i Savoia a far risorgere il monumento, questa volta re Carlo Alberto affida la Sacra alla congregazione di padre Antonio Rosmini, fondatore dell’ordine dei rosminiani. Alla storia si unisce la leggenda, dal 1700 si tramanda infatti la vicenda della giovane Alda che, nel tentativo di sfuggire alle razzie di mercenari e conquistatori, si rifugia nel monastero con un gruppo di disperati. Ben presto questi furono raggiunti dai saccheggiatori che uccisero monaci e civili, rubarono tutto il possibile e oltraggiarono le donne. Solo la bell’Alba riuscì a scamparla rifugiandosi in un torrione che ancora oggi porta il suo nome e, invocando l’aiuto della Vergine e dell’Arcangelo, con un gesto estremo si gettò dal burrone giungendo a terra miracolosamente illesa. Quando la situazione tornò alla normalità la vanità prese il sopravvento. La giovane, dopo essersi pavoneggiata per l’impresa di fronte ai compaesani increduli, ritentò il volo, ma questa volta la superbia fu tristemente punita. Un detto locale recita: «’l toc pi gross a l’è l’ouria» (il pezzo più grande rimasto fu l’orecchio). La struttura si erge per 41 metri di altezza e vede un sovrapporsi di più stili fra il romanico e il gotico francese. Oltre alla Chiesa e le sue opere pittoriche, fra cui il trittico di Defendente Ferrari del 1520, al suo interno è possibile ammirare il Portale dello Zodiaco, lo Scalone dei Morti, l’Antica Officina, le due Foresterie ed esternamente il recuperato Sepolcro dei Monaci. Di recente, nel 2005, si è arricchita dell’opera dello scultore Paul dë Doss-Moroder che ha realizzato una statua dell’arcangelo alta 5,30 metri. Curiosità: Umberto Eco si ispirò alla Sacra di San Michele per il celebre romanzo Il nome della Rosa. L’omonimo film diretto da Jean Jacques Annaud con protagonista Sean Connery, doveva essere ambientato proprio in questo luogo. Tuttavia la comunità religiosa rifiutò le generose offerte della produzione cinematografica che ripiegò sull’abbazia di Eberbach in Germania. (Massimiliano Finotti)