Notizie dal mondo della cultura

News

Cerca altre news
Di Sosta in Sosta

PhC Capalbiofotografia

Photography or painting?

Il Frantoio | Capalbio (GR) | 30/03/2013 - 05/05/2013
PhC Capalbiofotografia

“Photography or painting?” è il tema della quinta edizione di PhC Capalbiofotografia, festival curato da Marco Delogu e prodotto da Maria Concetta Monaci, in programma dal prossimo 30 marzo alla Galleria Il Frantoio di Caparbio. PhC Capalbiofotografia è un piccolo festival di fotografia che si svolge a cadenza annuale ogni primavera. Un festival che, a partire dal territorio, ragiona su problemi e identità della fotografia d’autore ospitando giovanissimi talenti uniti a grandi nomi internazionali come Luigi Ghirri, William Eggleston, Joel Sternfeld, Alec Soth, Don McCullin, Olivo Barbieri, Tim Davis, Martin Parr, Guy Tillim, Pieter Hugo, Leonie Purchas, Matthew Monteith, Graciela Iturbide, Anders Petersen, David Spero e Bernard Plossu. Photography or painting? Tutto nasce dalla storia dell’arte, dall’inizio della fotografia, e continua in parallelo con l’evoluzione delle tecniche pittoriche e fotografiche. Ora che il digitale ha reso tutti “fotografi” si sente più forte l’esigenza di capire perché si fanno le fotografie, e questa esigenza porta diretta a una nuova tradizione, lontana dal “pittorialismo fotografico” dell’inizio del novecento, ma molto più incentrata su una genesi storica delle immagini e una costruzione complessa che passa per un’approfondita ricerca di materie e tecniche, senza scadere nella retorica dell’antico. Nasce così in modo spontaneo il guardare a tutta la tradizione visiva contemporanea e dei secoli passati da parte di molti fotografi, nascono lavori comuni tra artisti che utilizzano diverse tecniche, e la fotografia diventa il mezzo finale di infiniti pensieri di rappresentazione. Tutto parte con cinque grandi fotografi che si possono accomunare nella tradizione della fotografia “documentaria” della seconda metà del novecento: Graciela Iturbide, Tod Papageorge, Paul Fusco, Chris Killip e Don McCullin. Arrivati alla quinta edizione del PhC Capalbiofotografia, in un festival piccolo e bello, e bello anche perché piccolo, che si tiene in un comune che ha visto passare e vivere molte delle figure più importanti dell’arte del novecento (da Giovanni Urbani a Fabio Mauri, da Giosetta Fioroni a Niki de Saint-Phalle, e molti altri), l’esigenza di pensare alla tradizione forte e nobile che lega molti pensieri sulla fotografia e venuta fuori naturalmente, e in parte anche sollecitata dalle prime quattro edizioni del nostro festival nelle quali abbiamo ospitato molti dei migliori protagonisti della fotografia contemporanea. Le risposte a “photography or painting?” hanno sempre e solo un punto in comune e cioè la centralità del mezzo fotografico e lo studio delle sue potenzialità sempre a partire dall’enorme bagaglio teorico della storia dell’arte e da tutte le implicazioni e processi che portano alla costruzione di un’immagine. Partire con Killip, Papageorge, Fusco, McCullin e la Iturbide sottolinea due punti: la volontà di legare la fotografia classica alla fotografia contemporanea; e attribuire alla fotografia d’autore, che scaturisce solo da un forte bisogno personale senza incarichi alle spalle, un valore fortissimo che abbatte il muro della divisione tra artisti e fotografi.