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Peter Schmersal

La pittura come deposito temporaneo

Franz Paludetto | Torino | 27/06/2013 - 20/07/2013
Peter Schmersal

Paesaggi, fiori, nature morte, nudi, ritratti. Il motivo cruciale dell’interesse di Peter Schmersal per il figurativo è la fascinazione visiva esercitata dagli oggetti, filtrata dall’appropriazione ed elaborazione di capisaldi della storia dell’arte: attraverso Van Gogh, Kokoschka, Bacon, Freund, Auerbach – che hanno testato essi stessi l’importanza delle opere storiche – l’artista tedesco guarda a Velazquez, Zurbarán, Goya, Caravaggio, Cranach.

Con approccio sofisticato e gesto veemente, crea però qualcosa di interamente nuovo che discute la mutevole posizione della pittura e parla, al contempo, di un mondo quotidiano che, tramite il suo punto di vista, appare sensuale e multiforme. La pittura diventa deposito temporaneo, fugace momento in un processo di trasformazione. Il modello, colto non come forma della realtà, ma come concetto ideale, è depersonalizzato, sommariamente registrato; Schmersal dipinge direttamente di fronte ad esso, affinchè la pratiche dell’osservazione e della realizzazione tendano a coincidere.

Attorno al soggetto tutto ruota: nell’assenza di coordinate spaziali definite, si delineano ambienti liquidi di colori puri, nella precarietà di un astratto fluttuare. Dipinti eleganti e lievi, come opere di un poeta classico, di un sensibile compositore; oppure sgraziati e irritanti, quasi frutto di un lunatico vaneggiare; alcuni sembrano adatti a un salotto borghese, altri più ai musei; formalmente raffinati o chiassosi, femministi o maschilisti, pongono domande e sfide di gusto, nessuna risposta.