Di Sosta in sosta

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Pantalica, tra natura e arcano

Sulle tracce di un’antichissima civiltà

96010 -  Pantalica
Pantalica, tra natura e arcanoPantalica, tra natura e arcano

Storia e mistero: fascinoso binomio che identifica molti territori siciliani. Un esempio paradigmatico è il sito archeologico-naturalistico di Pantalica, a non più di 30 chilometri dalla costiera di Siracusa, compreso nei demani di Ferla, Sortino, Cassaro, Buscemi e Palazzolo Acreide. In questo entroterra di pianori e vallate, i fiumi Anapo e Calcinara hanno inciso spettacolari canyon. È qui che, secondo gli storici, nacque la cosiddetta ‘civiltà di Pantalica’, ovvero, la comunità sviluppatasi con l’insediamento, a partire dal XIII secolo a.C., delle popolazioni costrette ad abbandonare i litorali della Sicilia orientale a causa delle incursioni di genti venute dal mare. A rendere famosa quest’area è il fitto alveare di grotte scavato dai primi abitanti lungo i sottostanti costoni rocciosi. I dubbi su chi furono e a quale epoca appartenessero quegli uomini restano però insoluti. Si ipotizza che si trattasse addirittura di uomini di Neanderthal. Con più probabilità, furono i primi Sapiens sapiens a utilizzare queste cavità a scopo difensivo. Nel tempo il numero delle grotte è aumentato fino a oltre cinquemila e si è accertato che la loro definitiva destinazione d’uso fu quella di tombe funerarie. Come le Piramidi egizie, le pietre bucherellate di Pantalica sfidano il tempo e inviano segnali. L’idea di attivare nuovi scavi per decrittarli, è in discussione da decenni. Nell’attesa, vale la pena puntare l’attenzione sulla biodiversità di Pantalica (dall’arabo Buntarigah, che significa appunto “grotte”), distribuita tra rupi, boschi e le acque cristalline dell’Anapo (che in greco significa ‘invisibile’: in molti tratti del suo percorso infatti questo fiume si ingrotta nel sottosuolo). L’area di Pantalica, in cui una linea ferroviaria dismessa e due stazioni verranno riqualificate in favore di ciclisti e camminatori, è inclusa nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. E da 15 anni è tutelata nella Riserva naturale orientata che si estende anche alla Valle dell’Anapo e al torrente Cavagrande, per un totale di 3.700 ettari. (Antonio Schembri)