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Di Sosta in Sosta

L’orditoio di Stefanie Düx

Veloce corre la spoletta

Gaiole in Chianti

Nel cuore del Chianti, dove la trama dei filari della vite si intreccia con il fitto ordito del bosco, Stefanie Düx porta avanti con passione l’antica arte della tessitura. Le sue mani sapienti dirigono l’orchestra polifonica dei settecenteschi telai di legno da cui vengono fuori artistiche stoffe, teli, scialli, copriletto, stole e altri manufatti artigianali dalle tinte campestri e la pregevolissima fattura.

 

di Massimo Roscia

 

Frrrrr. Veloce corre la spoletta srotolando un filo color nocciola, teso e vibrante in quella sua fragilità solo apparente. Stomp. Il pettine batte contro la trama e compatta il tessuto. Ta-tam. L’antico telaio di legno si solleva e viene giù con solenne
autorità, quasi a voler ribadire il primato della forza di gravità. Stefanie Düx è nata a Monaco di Baviera nel 1962, ma da oltre trent’anni vive qui, a Gaiole in Chianti, in località La Dudda, non lontano dal castello di Brolio. Al limitare di una
fitta selva di castagni, cerri e roverelle, in un luogo paradisiaco e fuori dal tempo, stanno la sua casa e, in un fienile, il laboratorio di tessitura. Frrrrr. Stomp. Ta-tam. Perfetta sincronia. Le mani compiono movimenti calibrati, assecondano il fluire.
Con dinamiche variazioni, il telaio avanza, arretra, si ferma per poi scartare nuovamente in avanti, unire, compattare.
“Ho iniziato a tessere da bambina con un piccolo telaio da tavolo che mi regalò mia madre e ho capito subito cosa avrei fatto da
grande” dice Stefanie senza distogliere lo sguardo dalla cassa battente. Il suo italiano, corretto e fluente, è tradito soltanto da qualche accentuata aspirazione e un paio di consonanti palatali che ricordano con fierezza le sue origini teutoniche e
l’infanzia trascorsa nella campagna bavarese tra mucche, cavalli e… telai. Frrrrr. Stomp. Ta-tam.
I fili di canapa girano vorticosamente, i licci aprono il passo, le rocche danzano sulle punte, in quattro quarti.

 

Tessere è un ’arte laboriosa
Tutto ha origine dalla natura. Le fibre utilizzate, vegetali e animali, sono di altissima qualità – seta, cotone, lino, canapa, morbidissime e pregiate lane merino, mohair e cachemire – e, in un paradosso cromatico, riflettono i colori del cielo e delle colline toscane. Turchese, ocra, ruggine, terra di Siena, verde olivastro… Stefanie appronta il lavoro su un altro telaio. Ne ha cinque, due dei quali settecenteschi che, perfettamente restaurati e funzionanti, non sfigurerebbero in un museo etnografico.
Monta le spole, predispone l’orditoio, passa i fili negli occhielli. “La scelta del telaio dipende dall’altezza della stoffa”.
Dalla velocità e l’abilità con cui esegue le operazioni preparatorie non si direbbe autodidatta. E invece ha iniziato da sola, da zero, coltivando con grande dedizione quella sua fanciullesca passione e trasformandola in un mestiere, un mestiere d’altri tempi. “Essendo autodidacta ci ho messo un po’ per capire il funzionamento di un telaio professionale, ma insistendo con i miei libri – dice mostrando uno scaffale colmo di vecchi volumi – ci sono riuscita”.
Sorride mentre mescola i filati per riprodurre le malinconiche sfumature di un tramonto. “Tessere è un’arte laboriosa”. Rigore, precisione, ritmo, fantasia e tanta pazienza. Stefanie infila le croci per trasferire l’ordito al rullo posteriore, tira, avvolge, passa i fili attraverso il pettine e li lega saldamente con dei piccoli nodi all’asse del rullo anteriore. Le spole per le navette sono al loro posto. Tutto è pronto per il concerto. Come un provetto organista, fa un inchino, si accomoda alla consolle, muove i pedali a tempo e compone la sua sinfonia. Frrrrr. Stomp. Ta-tam.

 

La sintesi

Musica, geometria, tecnica, fantasia, arte. Nell’inarrestabile battere e levare l’energia cinetica diventa meccanica e trasforma la materia. La sintesi sta tutta in quel meraviglioso incontro perpendicolare fra trama e ordito. Il tessuto cresce sotto le sue mani, prende forma e consistenza. Copriletto, coperte, tovaglie, tende, asciugamani, teli da cucina, scialli, sciarpe, stole, stoffe morbide, eleganti e policrome. Tutto frutto di un rigoroso lavoro artigianale. “Il mio sogno è creare stoffe tessute a mano con materiali naturali e impiegarle per confezionare giacche, vestiti, abiti interi”. Tessile biologico: partire dalla natura per tornare alla natura. Nulla da dire sulla chiusura di questo cerchio ancestrale, sulla coscienza ambientale e sul credo filosofico di una donna che, nel tempo libero, spacca la legna, tosa il prato, concima l’orto, passeggia in bicicletta, si coccola le sue piantine grasse, vive panteisticamente come una parte della incorrotta natura che la circonda, come un elemento singolo e interconnesso a un universo non cosciente e non senziente. I raggi del sole, un alito di vento, i petali di una rosa canina, il nido di un allocco, il ruscello che scorre. Questo è l’universo-mondo di Stefanie fino a quando il richiamo del telaio non diventa inesorabile. Allora rientra di corsa nel fienile, ai suoi filati, ai suoi tessuti, alla sua passione. E la spoletta torna a correre veloce.
Frrrrr. Stomp. Ta-tam.