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L’arte di gesso

La donazione Jacques Lipchitz a Prato

Palazzo Pretorio | Prato | 23/03/2013 - 26/05/2013
L’arte di gesso

A sedici anni dalla chiusura, Palazzo Pretorio, integralmente restaurato, riapre finalmente i battenti. Lo fa ospitando una mostra unica nel suo genere, quella delle opere donate alla città di Prato dalla Fondazione Jacques e Yulla Lipchitz di New York. Costituito da 21 sculture e 43 disegni, è l’unico nucleo consistente di opere del grande Maestro, da sempre celebrato come il maggiore interprete della scultura cubista, ad essere patrimonio di un museo italiano. Protagonista della vita artistica della Parigi di inizio secolo ha lavorato fino alla morte avvenuta  a Capri nel 1973; molte sue opere sono esposte   nei grandi musei del mondo tra cui il Moma di New York. Le sculture e i disegni esposti ne L’arte di gesso documentano l’intero percorso artistico di Lipchitz, dagli anni del Cubismo alle successive tendenze surrealiste, alle forme più arrotondate e “classiche” che connotano l’ultima fase della sua produzione. Le opere consentono di seguire, passo dopo passo, l’intera genesi della creazione artistica, dal primo schizzo di un’idea alle fasi di definizione su carta e alla realizzazione dell’opera plasmata in gesso. In Palazzo Pretorio sono così riunite le testimonianze più vive, dirette e personali di un grande interprete dell’arte mondiale del secolo appena concluso. E ammirarle nell’affascinante allestimento, restituite all’originale perfezione da un attento restauro, è davvero emozionante. I gessi della donazione Lipchtiz sono i modelli preparatori per la realizzazione di opere in materiali diversi e più duraturi, come il bronzo e il marmo. Sono rimasti nello studio dell’artista dal 1973, anno della sua morte, fino al 2012, subendo danneggiamenti dovuti alla fragilità del materiale e all’umidità. Al momento dell’arrivo a Prato da New York, la collezione presentava notevoli problemi di conservazione dovuti in primo luogo al materiale costitutivo: gesso con armature metalliche. Il gesso è infatti un materiale fragile, facilmente scalfibile; la polvere ne danneggia la superficie creando depositi che facilitano gli attacchi fungini e l’umidità degli ambienti può ossidare e arrugginire le anime in metallo. Prima di esporre i gessi al pubblico si è dovuto così affrontare un impegnativo restauro per il quale il Comune di Prato si è rivolto all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. In poco più di tre mesi una piccola squadra di restauratori specializzati, reclutati fra coloro che si sono formati alla scuola di alta formazione dell’Opificio, si è cimentata in un lavoro particolarmente impegnativo, riuscendo a riportare all’originale splendore oltre venti opere, che ripercorrono quasi tutta la carriera dell’artista (dal 1911 al 1971), mettendone in luce i notevoli cambiamenti di stile.