Di Sosta in sosta

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Isola del Giglio

Il mare cristallino, l’antico vino e le suggestioni di Castello, uno dei borghi più belli d’Italia

58012 -  Isola del Giglio (Gr)
Isola del GiglioIsola del Giglio

Il relitto della Costa Concordia, inclinato sopra l’esiguo basso fondale di Punta Gabbianara, testimonia da un anno e mezzo le conseguenze dell’azzardo e della stoltezza. Quando lo rimuoveranno, nel 2014, all’isola del Giglio verranno restituiti il suo orizzonte e il profilo del suo porto, sormontato da un anfiteatro di abitazioni. Quel drammatico sinistro non ha intaccato il fascino di quest’isola dal nome dolce, ma il cui etimo latino, Aegilium, ‘terra di capre’, annuncia scoscesi scenari di boschi e rocce multiformi. Le stesse che, sott’acqua, formano orlate magnifiche, ricoperte da una colorata flora marina: un ‘must’ per i subacquei, che al Giglio approdano per quasi tutto l’anno. L’isola più meridionale dell’arcipelago toscano ha un’anima sfaccettata. Oltre al mare cristallino e a panoramici paesaggi montani, solcati da almeno 20 sentieri per il trekking, l’isola a 12 miglia dall’Argentario è anche un antichissimo polo del vino. Mare e montagna si combinano infatti negli aromi dell’Ansonaco, un bianco simile al siciliano Inzolia, ma dalla gradazione più forte (tocca i 14 gradi), da duemila anni ricavato da vigne sistemate su stretti terrazzamenti. Al proprio vino, i gigliesi dedicano nell’ultima settimana di settembre un’animata festa bacchica. Centro delle degustazioni a suon di musica sono le osterie di Castello, abitato medievale posto su una rocca a poco meno di 400 metri di altitudine, affacciata sul profilo misterioso della disabitata e superprotetta isola di Montecristo. Perdersi tra i vicoli, le scalinate e le piazzette lastricate di Giglio Castello, censito tra i 100 borghi più belli d’Italia, è un breve ma intenso viaggio nella Storia. Nelle case circondate dalle imponenti mura edificate dai pisani e ricostruite dai Medici, la popolazione locale si rifugiava per scampare agli assalti dei Saraceni. Per premiare l’eroica resistenza dei gigliesi durante l’ultimo attacco, avvenuto nel 1799, Ferdinando III di Borbone fece edificare una grande cisterna, marcata da un arco di granito. Pochi metri a fianco, c’è la chiesa di San Pietro, dove è conservata una reliquia di San Mamiliano, vescovo di Palermo tra il 455 e il 460: un altro accostamento tra la piccola isola toscana e la Sicilia, determinato da quella fucina di contaminazioni che da sempre è il Mediterraneo. (Antonio Schembri)