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Donna, estrema donna

Opere di Ornella Bertoldi, Elena Chiesa e Liana Ghukasyan

SBLU_spazioalbello | Milano | 29/01/2013 - 08/02/2013

Il 29 gennaio inaugura, alla galleria SBLU_spazioalbello di Milano, la mostra “Donna, estrema donna”, con opere di Ornella Bertoldi, Elena Chiesa, Liana Ghukasyan. SBLU_spazioalbello ospita da sempre la ricerca artistica genuina, indipendentemente dalle scelte formali o di contenuto che possono essere molto differenti tra loro. Non ci sono distinzioni o preferenze per un particolare genere, non c’è censura per scelte artistiche che privilegiano forme naturalistiche da geometrie astratte. Il fascino della contemporaneità risiede proprio nella varietà della ricerca che fa proprio qualsiasi mezzo ritenga idoneo. Le tre artiste in mostra allo SBLU_spazioalbello affrontano temi legati alla donna, svolti con metodi riferiti alla figurazione, portati alle conseguenze più esasperate. Nessuna via di mezzo, nessun ripensamento: una ricerca coerente che riflette cultura e partenze diverse, ma che conduce alla definizione di concetti legati all’immagine della donna tipica del nostro tempo. Ornella Bertoldi, scultrice, usa la ceramica che colora con l’antichissima tecnica dell’ingobbio quando la terra è ancora umida prima della cottura del pezzo, che lascia opaco e senza smalto. Modella figurine di donne impegnate nei gesti comuni del quotidiano, che si vestono, cucinano, si truccano cercando di mettere in risalto la propria femminilità. Elena Chiesa lavora accarezzando gli opposti nelle sue opere di incisione. Dall’inerzia della punta sulla lastra alla levità della carta inchiostrata; bianco e nero assoluti accanto al tracciato delicato delle variazioni intermedie. Occhi aperti e occhi chiusi: una danza tra il mondo esperito e il sé profondo. La ricerca di Liana Ghukasyan è, invece, estrema. Nella rappresentazione del corpo spesso femminile, quasi sempre il proprio, è dirompente sia dal punto di vista tecnico che concettuale. Anche se anagraficamente lontana dai fatti che hanno segnato tragicamente la storia della sua terra – l’Armenia -, è evidente il sentimento ormai ancestrale di tragedia e sofferenza che accompagna il suo lavoro. Ingresso libero.