Di Sosta in sosta

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Canne della Battaglia

Quando il vento di Annibale soffiò impetuoso sui Romani

76121 -  Barletta-Andria-Trani
Canne della BattagliaCanne della Battaglia

 A metà strada tra Canosa e Barletta esiste uno tra i più grandi siti archeologici dell’età del bronzo. È il luogo che nel 216 a.C. vide la vittoria dei Cartaginesi capeggiati da Annibale sui Romani. La vallata ofantina, teatro della cruenta battaglia, conserva ancora i resti dell’antica cittadella. Oggi è possibile ammirare i ruderi della Basilica Maggiore, la Basilica minore, il sarcofago di San Ruggero, l’Ara votiva di Lucio Titio Felice, il menhir di Canne, il castello, il decumano, il Milario. Il 2 agosto 1954, in occasione dell’anniversario del famigerato scontro, la stazioncina di “Canne Scavi” fu ribattezzata “Canne della Battaglia”. Sulla parte laterale della stazioncina vennero murati bassorilievi di Annibale e di Publio Scipione che, giovanissimo capitano a Canne, diventerà il memorabile vincitore di Zama. Da allora ogni anno, il 2 agosto, l’Amministrazione comunale e il Comitato pro Canne della Battaglia organizzano un suggestivo evento rievocativo che fino a poco tempo fa veniva allestito intorno all’Ara votiva di Lucio Titio Felice. Nella vallata arsa dal sole, il vento accarezza i volti di coloro che giungono qui per assistere alla cerimonia. Mentre lo sguardo si perde al di là delle colline, il profumo di storia si spande nell’aria ma un nodo alla gola sorprende: la terra, il cielo, le piante, sembrano ancor pregne di sangue. Il giorno volge alla fine, ma gli occhi dei partecipanti fissano ancora il “campo del sangue”: qui le legioni romane furono imbottigliate e sospinte verso i valloncelli infracollinari dove si consumò l’estrema strage dell’esercito romano. Mescolato al fruscio del vento, si ode ancora il pianto, il gemito, l’urlo di chi quel giorno implorò pietà verso l’orecchio più sordo e il cuore più truce. (Mariella La Forgia)