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Andrea Mariconti. Kanon

La regola

Galleria Federico Rui | Milano | 11/04/2013 - 24/05/2013
Andrea Mariconti. Kanon

Giovedì 11 Aprile 2013 si inaugura la personale di Andrea Mariconti dal titolo “Kanon” accompagnata da un volume edito da Skira con testi di Flaminio Gualdoni e Emanuele Beluffi. Dopo tanti successi, Andrea Mariconti torna a esporre da Federico Rui Arte Contemporanea, galleria con cui lavora da dieci anni. Vengono presentate quindici opere inedite in cui i temi del paesaggio, da sempre al centro della sua ricerca (scogliere, boschi, campi), dialogano insieme e si fondono quasi a voler creare un unico orizzonte, e consentono allo spettatore di entrare direttamente all’interno dell’opera. Kanon dal greco κανον, significa letteralmente bastone di canna, metaforicamente regola, prescrizione, forma. Una sorta di modello che imprime la ricerca di Andrea Mariconti. La memoria innanzitutto, che è sia formale dei luoghi vissuti, sia sostanziale nella materia utilizzata: cenere, terra e olio di motore esausto, uniti sulla tela con olio bianco. Elementi che conservano tracce del loro vissuto e sono passati attraverso una sorta di purificazione. La cenere ha attraversato il fuoco, il petrolio è già stato consumato da motore e ingranaggi. La tecnica si è evoluta nel corso del tempo, ma sempre privilegiando elementi naturali e quasi monocromi. La cenere, in primis, che legata all’olio bianco gli consente di ottenere una matericità dell’impasto pittorico; la terra, richiamo alle nostre origini e al radicamento sul territorio di ciascun individuo; l’olio combustibile esausto, materiale povero e difficilmente riciclabile, che trova nuova vita e dignità all’interno dell’opera d’arte. «La cenere è per me corpo di un’eredità. In essa è custodita la memoria del territorio, la vita del legno combusto e purificato. Con la cenere incorporo nuovamente il tessuto dell’esistenza ridefinendo la materialità di ogni rappresentazione. Ogni colore è dato esclusivamente dalla cromia naturale di ogni materia. Gli oggetti, le sostanze, non sono simboli astratti, non vengono usati come metafore. Essi sono, nell’essenza», così spiega Andrea Mariconti.